In
una Milano che sembra distratta dal mito dell'opulenza, l'ispettore
Maria Dolores Vergani indaga sul ritrovamento di un cadavere.
Intanto in questura ci si interroga anche su uno strano atto vandalico
seriale: c'è infatti qualcuno che da tempo imbratta con
le proprie feci le cabine telefoniche. Intorno a questi casi si
muovono ombre tra loro molto diverse, personaggi che rispondono
a nomi come Cavallo lesso o il Pazzo dell'arte, ma anche donne
come Olga, ragazza morbida e indifesa alla ricerca dell'uomo della
sua vita, oppure Marta, che potrebbe essere vittima di qualcuno
tanto quanto è vittima della sua stessa ambizione: donne
che vogliono essere perfette come oggetti da esibire, femmine
di lusso per uomini tormentati dall'idolo della perfezione estetica.
Una sequenza di capitoli molto brevi marca le scene con ritmo
stringente, per dare forma a una narrazione puntuale, in cui i
confini della narrativa giallo-nera sono netti e riconoscibili.
I personaggi e le loro azioni sono tracciati con pochi tocchi
essenziali.
La scrittura è rigorosa, di misura, a momenti quasi asettica:
tesa verso un linguaggio distaccato che calza con gli eventi e
il contesto e restituisce l'idea della solitudine profonda che
tormenta tutti i protagonisti. L'indagine poliziesca svelerà
i segreti di una morte sintomatica, ma in ogni pagina del racconto
l'attenzione cade soprattutto su una serie di caratteri e piccole
azioni da osservare e scoprire. Dagli angoli di strada all'ambiente
più lussuoso, i luoghi, gli oggetti, i dettagli rivelatori
restituiscono l'impressione di un clima metropolitano molto preciso:
una Milano in cui la salvezza si direbbe di fatto impossibile,
una grande città abitata da persone che possono crollare
a ogni passo, per diventare sagome marginali, avanzi abbandonati
nel pattume come vuoti a perdere.
Il terzo romanzo di Elisabetta Bucciarelli (pagg. 120, 9 euro)
è una novella nera e mirata: una parabola sull'ossessione
di diventare donne o uomini perfetti, bambole di plastica o esponenti
raffinati di una nuova aristocrazia.