| Le
interviste della Guida A cura di Lidia |
"Un thriller dolciastro come una pina colada e multicolore come un quadro
di Klim".
Così si può riassumere il primo romanzo di Elisabbetta Bucciarelli,
autrice di cinema e teatro. Milanese doc, ha già al suo attivo diversi
saggi e racconti
Milano, con le sue gallerie d'arte e i suoi locali esclusivi, dove giovani
e meno giovani si danno appuntamento ogni sera per gli "happy hour"
fa da sfondo alle indagini dell'ispettore di Polizia Maria Dolores Vergani
e la sua squadra di collaboratori, alla ricerca di un serial killer che conosce
bene la storia dell'arte e i suoi protagonisti. Forse sono loro che l'assassino
cerca di emulare con le sue vittime...
Lidia Gualdoni - Tu sei, come si dice, un'artista a 360°: una vocazione, una necessità o una scelta?
Elisabetta Bucciarelli - Un brivido sulla schiena per la parola artista. Ti ringrazio, è troppo. Credo di essere una sperimentatrice di linguaggi e di scritture. Sono sempre stata convinta che per ogni contenuto da esprimere esista una forma necessaria, precisa, che meglio si adatta. Per questo sono passata dal teatro al cinema, dalla saggistica alla narrativa, dal giornalismo alla televisione. Ma sempre e solo scrivendo. Questa è lunica consapevolezza che ho e che ho sempre avuto.
Come sei approdata alla scrittura di un giallo dopo testi di diverso tipo?
Il primo racconto noir lho scritto a ventitrè anni. E uscito per Stampa Alternativa, nella raccolta Crimine. Con me cerano i già famosi Pinketts, Pinardi, Oliva, Brancher e alcuni che lo sarebbero diventati come Barbara Garlaschelli e Curtoni. Da lì in poi ho sempre pubblicato short story gialle/noir su quotidiani o antologie. Poi, con il tempo, sono riuscita a concedermi la scrittura di un romanzo che era già pronto una decina di anni fa. In realtà non penso di essere una giallista vera e propria (come non lo penso di molti che stanno pubblicando gialli), credo piuttosto di utilizzare particolari colori e timbri a seconda delle storie che voglio raccontare. Di fondo sono ironica e arrabbiata, il genere in questo momento della mia esistenza, sembra essere la colonna sonora più adeguata. Ma è anche una comodità di chi deve catalogare per forza un libro. Il momento storico che stiamo vivendo, ha già di per sè le trame e colori del noir, ogni storia di formazione anche se non per forza attraversata da delitti privati è comunque infestata, condizionata e permeata da quelli pubblici, veicolati dai media. Invece di stupirsi per luscita di tanti libri che raccontano uccisioni e omicidi, pensando a una moda, occorrerebbe una riflessione più approfondita sul nostro momento esistenziale, sul perché nelle pagine dei libri finiscano soprattutto esasperazioni e drammi. Forse è una forma di esorcismo collettivo.
Maria Dolores Vergani, la tua investigatrice, è una persona con qualche problema relazionale e un passato che ancora la condiziona. Come spieghi il fatto che questi siano tratti che l'accomunano a molti suoi "colleghi"?
Maria Dolores Vergani, nickname Doris, è una psicologa sospesa dallalbo per non aver capito le profonde difficoltà di una paziente che a un certo momento della terapia analitica ha ucciso il proprio fidanzato. La Vergani si sente profondamente in colpa per questo, dunque cerca di recuperare entrando in Polizia dove si muove cercando di comprendere la natura umana più che tentare di svelare intrighi. E una deformazione tutta femminile accogliere chi sbaglia, consolare i vivi, ridare dignità alle vittime. In questo è abbastanza differente dai colleghi maschi (in più non beve, non fuma sigari, né senza filtro ). E simile, invece, nella quasi assenza totale di vita privata e nella malinconia di fondo che le attraversa le giornat.. Molto difficile conciliare casa e lavoro se si è votate/i a una professione totalizzante come lindagine poliziesca. Anche se nel seguito che sto scrivendo, Doris avrà modo di recuperare una parte di privato
Non è molto facile riuscire a trovare un elemento di novità in un genere dove molti scrittori, esordienti e non, prima o poi si cimentano, ma in Happpy Hour, oltre ai protagonisti e ad una trama ben costruita, ho colto un paio di spunti davvero originali. Mi riferisco, anche se sono personaggi solo accennati, al maestro Libre che musica la scena del delitto ed al pittore Frangi. Come sono nati e ci saranno sviluppi nelle loro carriere?
Il maestro Libre (direttore dorchestra e compositore) e Paolo Frangi (pittore) fanno parte della strana squadra al seguito dellIspettore Vergani. Insieme a loro cè anche una copy writer e un fotografo di moda. Ho scelto queste figure assolutamente letterarie (nella realtà abbastanza impossibili) perché volevo proporre un tipo di indagine con punti di vista differenti, quasi surreali. Per restituire calore, colore e pathos alla scena di un delitto non si può far altro che rivolgersi a un atto creativo, per sua natura proprio delle anime più sensibili. Il musicista e il pittore sono per me gli unici tramite tra le faccende terrene e le sensazioni sospese, soprannaturali, che solo intuitivamente possiamo cogliere. Detto in altre parole per scoprire le radici del male e per combatterlo dobbiamo affidarci allarte, a chi nel quotidiano frequenta il bello e le emozioni forti. Tutta la squadra è funzionale a Maria Dolores Vergani, perché ogni personaggio è in realtà un aspetto mancante dellispettore, perciò ne avrò molta cura anche nelle scritture successive.
Quanto alla città che descrivi, la tua Milano - e i suoi abitanti - corrisponde alla realtà o è stata adattata alle esigenze della vicenda?
Ho sempre e solo scritto storie ambientate a Milano. Sono nata qui, ci vivo e ladoro. Non labbandonerei mai. Però sono anche consapevole di quando e quanto Milano faccia la splendida per mascherare depressione e decadenza. Siamo in uno di quei momenti in cui si parla di Milano solo da un punto di vista commerciale o di tendenza. Rispolverando talvolta il già dato e detto come nel caso degli happy hour. Milano è per me quasi un personaggio fisico, a tratti compiacente a tratti ostile. Che si mostra e vive per mostrarsi o al contrario si nasconde e chiede silenzio. In questo libro ho raccontato la parte più esibita, ostentata, chiassosa che rischia talvolta di avere il sopravvento e di trascinarsi dietro anche le situazioni importanti e di spessore. Che ci sono, ma finiscono per passare inosservate.
Elisabetta Bucciarelli
Happy hour
Mursia, 2005
Pagine182, euro 16
Pubblicato il 18/04/2006